Il virus della malapolitica  e la sanità calabrese

Associazione Italiana Parchi Culturali

Dalla parte della Bellanova e degli Immigrati*
di Nella Matta

Cara Annarosa, in questi giorni di Coronavirus abbiamo scoperto che gli immigrati, sottopagati e ghettizzati, hanno anima, cuore, sentimenti. Sono portatori di diritti. Il diritto alla vita, al lavoro, alla salute. Gli stessi diritti che avevano i migranti salvati dalla giovane Carola che, novella Antigone, ha imposto la legge naturale alla legge della ragion di stato.

Magnifica lezione di coraggio e di rispetto della vita.

 In questi nostri tempi difficili, altre donne, al vertice di paesi civili e ben organizzati hanno affrontato con opportuno tempismo e grande realismo le insidie di un virus onnipresente, riuscendo a contenere il contagio, senza ricorrere ai tanti soloni in gara nelle apparizioni televisive, non sempre chiarificatrici ed illuminanti. Potenza della concretezza femminile.

Una donna di buon senso, che i mezzi di comunicazione avevano strapazzato per il suo abbigliamento inopportuno in un momento solenne, rivela di essere portatrice di quella pietas umana, retaggio di antiche prerogative nostrane, e getta sul tappeto proposte in controcorrente, ben sapendo di sollevare opposizioni e proteste da parte di chi ostinatamente alza barricate a difesa di malintesi interessi nazionali, malamente interpretati e subdolamente sbandierati. Potenza di una donna che ha cuore e cervello e che guarda non al “particulare”, ma all'universale.

 La ministra Bellanova aveva sempre pensato alla necessità di disciplinare la presenza e il lavoro degli immigrati, il problema oggi è di scottante attualità e richiede provvedimenti opportuni. Immaginate che cosa potrebbe succedere se scoppiasse il contagio in uno dei ghetti dove sono ammassati tanti extracomunitari.

Motivi di ordine pratico a difesa della vita, che abbiamo visto facilmente aggredibile, ci devono spingere a regolamentare la presenza degli immigrati e disciplinare lavoro eassistenza. Ma anche motivi umanitari che non appartengono solo ai cattolici, ma all'universo di quanti credono nell'inalienabilità dei diritti universali, che gli Stati dell'ONU hanno sancito in una dichiarazione solenne per evitare che si ripetessero i crimini dello sterminio di interi popoli.

Non è un caso che un Papa, venuto dal Sud del mondo e particolarmente sensibile ai bisogni degli ultimi, quotidianamente ci invita, talvolta ci implora, a tenere lontana la cultura dell'odio e dello scarto. In altri tempi, che noi anziani abbiamo vissuto e ricordiamo bene, la cultura dell'odio e dello scarto ha portato morte e distruzione. Ed anche allora per la ricostruzione, un Papa che aveva salvato rifugiati e perseguitati, fece sentire la sua voce, che era voce di pacificazione e di giustizia sociale.

Il Commento di Annarosa Macrì

Quando passa uno tsunami, porta paura, lacrime e morte.

Ma fa "emergere", anche, forme di resistenza e di fatica - di vita! - che, per distrazione o per convenienza, consideravamo zavorra da sopportare, lavoratori indispensabili in una società in cui non tutto, vivaddio, è smart working!

Da decenni abbiamo affidato, a Nord e a Sud, la nostra agricoltura al sudore e alle braccia degli immigrati, sottoponendoli a turni di lavoro massacranti e sottopagati, senza garanzie e senza diritti.

 Il Coronavirus fa paura a tutti, anche a loro. E, mentre i Calabresi erano impegnati a rivendicare, un posto al sole seduti ai tavolini di un caffè all'aperto, avveniva, fuori dalla televisione, ma dentro la vita vera di questo Paese, un imponente sciopero bianco silenzioso, come non si vedeva dai tempi delle lotte contadine: dateci garanzie e diritti, hanno detto, in silenzio, gli immigrati. altrimenti la frutta e la verdura ve la raccogliete voi.

 E così sono "emersi" finalmente nel dibattito politico di questo Paese, non come "palla al piede" da assistere o da sfamare, perché senza di loro va tutto in malora e i prezzi di frutta e verdura, ce ne siamo già accorti, vanno alle stelle.

Il Ministro Teresa Bellanova, ex bracciante ed ex sindacalista, una che nella sua vita ha calpestato più la terra della sua Puglia che i tappeti del suo Ministero, ha capito, da donna di esperienza (dopo una fallimentare trattativa col governo rumeno perché ci mandasse qui decine di migliaia di stagionali) che il rilancio dell'agricoltura passa dalla regolarizzazione degli immigrati.

E' il tema politico cruciale di questo debole governo, e tu Nella, l' hai colto perfettamente, e guai se non l'affronterà con abilità e coraggio: un Salvini appannato potrebbe coglierlo al balzo per riprendersi la scena, e i 5Stelle chi li capisce è bravo...

Sta a Teresa Bellanova decidere se vuole entrare nella storia di questo Paese, sulla scia di altre grandi donne-ministro. Tina Anselmi, prima tra tutte.

   * dal Quotidiano del Sud del 7 maggio 2020