Il virus della malapolitica  e la sanità calabrese

Associazione Italiana Parchi Culturali

IL NOSTRO FUTURO E' LA CULTURA
di Nella Matta e Vanda Marsico

 

Nella Matta- AIParC(Associazione Italiana Parchi Culturali) di Cosenza.

Cara Annarosa,

i tempi del coronavirus ci impongono di tornare indietro. Dobbiamo tornare indietro e ricominciare dall’inizio, facendo tesoro delle cose buone del passato e cercando di rimediare ad errori che hanno aperto delle falle.

La parola chiave da cui ripartire è la parola prevenzione. Prevenzione a tutti i livelli e a tutti i settori. Prevenzione significa cominciare dalla scuola, perché nella scuola si forma la coscienza civica della comunità e del cittadino,  poi soggetto determinante di ogni processo decisionale e quindi di accadimenti che investono la società , poi il paese, infine  il mondo.

La comunicazione e quanto altro avviene, ce lo ricordano tristemente i fatti di questi giorni,  raggiunge  tutto il globo.

E dal nostro paese, che affonda le  radici nella civiltà greco-latina, deve partire un messaggio per tutto il mondo. Un messaggio che sia di cambiamento e di speranza.

E quando inizierà la ripresa, noi che abbiamo realizzato il miracolo economico  nel secondo dopoguerra , e che abbiamo ricostruito il paese sui principi inviolabili della libertà e del diritto, dovremo guidare il cambiamento.

E il cambiamento, ancora una volta dovrà partire dalla scuola. Fu dalla scuola che partì  l’evoluzione della società e l’affrancamento di tutti i ceti sociali, dal momento in cui menti illuminate e apostoli del vivere civile, codificarono l’obbligatorietà della scuola media, la più grande rivoluzione del secolo scorso e di tutti i tempi.

Deve essere quindi la scuola a determinare una nuova mentalità e, rimediando ad errori ed omissioni del passato, dovrà operare un rinnovamento nelle abitudini di vita  e nei comportamenti . Agli scienziati dobbiamo chiedere un rinnovato impegno per scandagliare anfratti nuovi, da cui partire per cercare di prevenire sciagure e calamità, provare soluzioni possibili per probabili rimedi ed applicazioni pratiche che tutelino la vita e ne favoriscano la continuità  e il miglioramento.

Ai politici chiediamo una cosa difficile che avrebbero però dovuto fare, acculturarsi. Da una accresciuta formazione culturale  discenderà un’accresciuta sensibilità e quindi un più attento interesse ad interpretare i bisogni della gente e a tutelarne i diritti.

La mia deformazione di persona, che ha vissuto nella scuola e per la scuola e che si considera insegnante per sempre, mi porta a consigliare loro di attrezzarsi di un buon bagaglio culturale prima di iniziare a governare, a tutti i livelli, dal Comune, alla Provincia, alla Regione, al Parlamento, all’Europa.

Fra non molto, almeno ce lo auguriamo, dovremo provvedere a rimediare ai guasti di questa terribile pestilenza, ridisegnando una società nuova, resa più matura per eventi tristi e a volte anche luttuosi.

Questa società, arricchita da una consapevolezza più responsabile, avrà bisogno di persone preparate, serie e lungimiranti, in grado di orientare, dirigere, operare. Dopo il sisma del 1908 furono tanti meridionalisti colti ed intellettuali generosi a venire  in Calabria in aiuto delle popolazioni terremotate.

Prestarono i primi soccorsi e poi  vi rimasero per tanti anni, alcuni per tutta la vita, e partendo da quelli che sono i pilastri del vivere civile, l’istruzione e la sanità, costruirono scuole nei villaggi più sperduti e presidi sanitari fino a quel momento inesistenti. Poi scavarono nelle nostre terre, riportando alla luce antichi tesori di cui si ignorava l’esistenza, facendoci capire che  i ritrovamenti archeologici avrebbero segnato u’epoca nuova per la nostra regione. Sulle pagine di questo Quotidiano pochi giorni fa tu hai scritto che Zanotti Bianco per la Calabria ha fatto più di ogni altro ministro calabrese.

E per ricordare i settanta anni della Istituzione delle Regioni, insieme abbiamo ricordato Guarasci, che ne fu  il primo presidente.  Il suo pensiero illuminato  poneva la cultura prima degli investimenti. Il suo insegnamento oggi deve essere più che mai attuale.  Guarasci prima che politico, fu uomo di scuola, acculturò intere generazioni, alle quali trasmise la sua passione civile, il dovere della partecipazione e dell’impegno, il senso dello Stato. Ricordiamo la sua lezione di vita e prepariamoci, alla ripresa della normalità,  ad assumere nuove responsabilità e a dare un nuovo indirizzo al corso degli eventi. Facciamo in modo che siano uomini di cultura a governarci, a rappresentarci e a decidere per noi.

E chiediamo di decidere guardando al bene e agli interessi della collettività, portando a posti di responsabilità calabresi preparati, seri, onesti. Ce ne sono tanti, sono disponibili ad operare per il bene di tutti e a trovare rimedi e soluzioni giuste per la nostra terra, considerata per troppo tempo oggetto di “occhiuta rapina”.

Forse si potrebbe porre rimedio anche allo scempio di una sanità, che è stata nelle mani di persone non idonee e non preparate, catapultate in Calabria con ricche prebende. Non si capisce poi perché si debbano pagare così tanto, persone che vengono per distruggerci e metterci nelle difficoltà che stiamo vivendo in questi giorni,  pieni di angoscia e poi si mortificano gli insegnanti, ai quali affidiamo la formazione dei nostri figli e quindi il futuro del paese.

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Risposta di Annarosa Macrì

La ragione contro l’ignoranza, la cultura contro la paura, l’illuminismo (c’è la parola luce, dentro) contro la stagione buia che stiamo vivendo.

Abbiamo il dovere, morale e sociale di crederci, carissima.

Tu parli di prevenzione. Ecco, proprio adesso che siamo in piena notte,dovremmo scavare a mani nude tra le macerie dei disastri che il virus, con la complicità della vita politica ( dov’è finito, per dire, il nostro diritto ad essere curati? ) e dell’incompetenza ha combinato, e scavare le fondamenta per il “dopo”.

“ Più scuro della mezzanotte non può venire, diceva la saggezza dei nostri padri.Che, illuminati e “ illuministi” indicano, come te, una luce.

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Vanda Marsico- AIPARC (Associazione Italiana Parchi Culturali)- Cosenza

Cara Annarosa, Innanzitutto mi preme sottolineare che le basi su cui poggia un’autentica democrazia sono la cultura, il lavoro e la sanità. E appunto sulla solidità di queste basi l’uomo è libero da qualsiasi condizionamento. Ma in questo particolare momento mi preme soffermarmi solo sulla sanità, ritenendolo un problema da risolvere con estrema urgenza. Non vi è tempo per discussioni o quant’altro, bisogna agire subito perché ci troviamo in piena emergenza. In questi ultimi anni, bisogna pur dirlo, i tagli economici per la ricerca scientifica e per la sanità sono stati vergognosi, soprattutto nel sud Italia, dove per i piani di rientro la sanità è stata commissariata con risultati non certo brillanti, addirittura con un aumento del debito. Va rilevato peraltro che la dissennata politica di gestione del personale provocato dal numero chiuso nelle facoltà universitarie di medicina e nelle scuole di specializzazione post lauream, oltre ogni limite di ragionevolezza, ha provocato degli spaventosi vuoti di organico che hanno determinato l’attuale disastrosa situazione in Italia, come manifestatasi vistosamente persino in Lombardia. I posti rimasti vacanti per pensionamento non sono stati ricoperti per contenere la spesa, seguendo così una politica dissennata che ha determinato ulteriori svuotamenti di organico in campo medico e paramedico, contribuendo così ulteriormente ad aggravare la situazione. Così pure le attrezzature sono ormai obsolete
ed alcune addirittura non funzionanti. La sanità territoriale è rimasta immobile, gli ospedali periferici che dovevano diventare “casa della salute” sono rimasti poco funzionali, determinando spreco di personale e di denaro. In questa desolazione le lobby hanno esercitato il loro potere immettendo in ruoli importanti personale spesso non idoneo, funzionale solo ai loro desiderata. Il risultato è che oggi, in piena emergenza, non siamo in grado di offrire all’utenza una sanità atta allo scopo e rischiamo concretamente il disastro sociale e sanitario. Se dovesse, non voglio neppure pensarlo, verificarsi ciò che è accaduto in Lombardia ed in Veneto, fiore all’occhiello della sanità italiana, e che pure hanno risentito di carenza di personale ed attrezzature, ci troveremo completamente impreparati. Voglio intanto precisare che noi tutti siamo colpevoli perché abbiamo accettato supinamente che la sanità venisse ridotta ai minimi termini, senza levare alcuna voce di protesta, come se il tutto ci era, per così dire, destinato. A questo punto cosa possiamo fare? Innanzitutto prendere finalmente atto della situazione in cui ci troviamo e pretendere dalla politica non più promesse o parole, ma fatti concreti. La politica locale, provinciale e regionale, come hanno fatto la Lombardia ed il Veneto, deve pretendere, e con urgenza, ciò che al sud è stato usurpato. Non andiamo alla ricerca di personale impreparato, facciamo rientrare nella nostra terra i medici costretti a lasciare la loro terra offrendo loro lavoro non precario ma a tempo indeterminato. Nell’immediato ora è necessario chiamare personale qualificato dall’estero e non accontentarsi di personale abborracciato ed impreparato assolutamente inadeguato allo scopo offrendo a costoro un trattamento adeguato e congruo. Per preparare il futuro va immediatamente, da oggi, sospeso il numero chiuso alle facoltà di medicina ed ai corsi di specializzazione, fino a quando non si sarà raggiunto un numero congruo di medici degno di un paese sviluppato e popoloso come l’Italia. Così come è avvenuto nelle regioni del nord, pretendiamo il rinnovo e l’incremento numerico delle attrezzature, in particolare dei ventilatori nelle sale di rianimazione, da subito. Pretendiamo protezione e sicurezza nel posto di lavoro, con turni non disumani, con l’impiego di tutto ciò che occorre per la protezione e la sicurezza. Diamo insomma
dignità a tutto il personale sanitario, che pur numericamente scarso, si trova a combattere in prima linea. Affidiamo la sanità a persone competenti, oneste e libere da condizionamenti, persone che si impegnino a pretendere ciò che ci è dovuto, persone che conoscono i nostri bisogni e che siano al corrente della desolazione in cui ci troviamo. Solo così possiamo superare questa triste emergenza e bisogna farlo subito, lasciando anche da parte una burocrazia ignorante e perditempo. Non possiamo più aspettare, bisogna fare presto perché altrimenti sarebbe troppo tardi. Se il ceto politico locale e nazionale non farà ciò o se la situazione assumesse la dimensione dell’irreparabile dovrà assumersene ogni responsabilità morale, giuridica e politica davanti al tribunale della storia.

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Risposta di Annarosa Macrì

 Carissima, giro la tua lettera-appello-documento al nuovo assessore alla sanità (la chiamano tutela della salute) Jole Santelli, perché ne faccia tesoro. Peccato che, come in un vecchio detto calabrese, si tratta, in realtà, di “ affidare le pecore al lupo”, perché chi ci amministra, ahimè, ai più alti livelli(democraticamente eletto, eh, e questo è un altro punto dolens) è lo stesso personale politico che ha assistito in silenzio alla distruzione della sanità calabrese ( se non lo ha fatto in prima persona). La barca andava a fondo e, dalla riva, coi piedi al caldo, a turno, Centrodestra e Centrosinistra ( qua nessuno si salva!) l’hanno lasciata affondare. Adesso, però, non c’è più tempo per analisi e recriminazioni. Dobbiamo pretendere i nostri diritti, come tu indichi, con cognizione di causa, perché sei stata un dirigente medico e sai di cosa parli. Ma lo sanno anche, sulla loro pelle, i Calabresi. Che, in questo momento vivono due paure: una è quella del Coronavirus, l’altra è quella di non avere a disposizione strutture adeguate per essere curati se si ammalano. E non so qual è la più tremenda.