Il Pd, i lealisti e l’Alzamiento di Catanzaro di Giuseppe Aloise

 

 Il Pd, i lealisti e l’Alzamiento di Catanzaro

di Giuseppe Aloise

Le vicende politiche che coinvolgono il Pd calabrese, per la loro surreali­stica complessità, per la, genesi e l'imprevedibile evoluzione, sfuggono senz'altro ad una interpretazione che pos­sa richiamarsi alla cosiddetta politica po­liticante". I canoni della politica normale sono, d'altra parte, del tutto insufficienti.

Forse, perciò, non guasta un richiamo alle vicende ribellistiche delle realtà suda­mericane o della stessa Spagna senza aspettarsi L'incanto delle "Storie Ribelli" di Luis Sepulveda.

La guerra civile spagnola prese l'avvio da un atto di ribellione nei confronti del governo centrale ritenuto sordo ed inet­to.

Il sollevamento preso il nome di "alzamiento" o addirittura di un "assalto al cielo". Le forze che lo sorressero nella prima fase furono i "legionari " - militari profes­sionali, disciplinatissimi e combattivi - dì stanza in Marocco che costituivano il famoso “tercio de extranjeros”.

Sotto questo profilo l'adunata del Tea­tro Comunale di Catanzaro rappresenta il culmine e l'apoteosi dell'Alzamiento; il sollevamento è quasi ad un passo dall'as­salto al cielo e dalla vittoria finale.

Dopo Catanzaro, i tercios mostrano an­cor più ardimento e compattezza.

Sull’altro versante le forze lealiste evita­no lo scontro diretto, sono fedeli al potere centrale e non dubitano che l’alzamiento sarà prima o poi schiacciato magari con qualche editto ed auspicabilmente senza spargimento di sangue. Sperano nell'ar­ma micidiale della "maral suasion",

Il fronte lealista merita attenzione; esso è variegato, non ha un'identità comune ma è sorretto, tranne qualche lodevolissima eccezione, dal collante dell'anti-alzamiento. Un eventuale successo del golpe comporterebbe una vera e propria mat­tanza dei capitani lealisti. Di qui la loro as­soluta dipendenza dal potere centrale e la loro instancabile permanenza nell'antisa­la della "camera reale"'. In una regione pri­va di un'autentica autonomia è evidente il peso che si acquisisce se si ha diritto a so­stare nei paraggi della stanza del potere.

Fuor di metafora, chi rifiuta di schie­rarsi in questa lotta fratricida, chi non vuole essere trascinato in una polemica che alza i toni e riduce il tutto ad inaccetta­bili personalismi, può legittimamente au­spicare che la politica si riappropri del suo moto e rifletta sulle condizioni generali della nostra regione? Il dibattito sul risul­tato del marzo 2018 in Calabria non è stato neppure avviato. L'urlo di protesta, de­gli elettori nei confronti del PD è rimasto inascoltato. L'impercettibile incremento delle europee ed ora l'insperato successo dei governisti sembrano aver cancellato il baratro nel quale è crollato il nostro parti­to.

Il dibattito si svolge come se il PD fosse ancora la forza egemone, sia in termini di consenso che di proposte, in grado di im­porre leadership personali di governo.

Ripiegarsi sui problemi interni di parti­to contribuisce ad accrescere ancor di più l'estraneità del PD rispetto alle problematiche vere della Calabria.

Proprio in questi giorni l'Outlook re­gionale 2019 di Eurostat mostra che la Calabria è al penultimo posto della gra­duatoria di occupazione della popolazione di 20-34 anni "istruita” a distanza siderale dalla media europea. Fanno meglio di noi persino le zone montuose della Tur­chia!

L'Alzamiento con la reazione che ha su­scitato, di fatto. si è tradotto e ai traduce in un processo di ulteriore estraniamento del PD rispetto alla realtà calabrese.

De Mita suole ripetere che ì tatticismi, i toni alti, i processi autoreferenziali deno­tano una sola cosa: l'assenza del pensiero.

Moro con le sue lunghe relazioni con­gressuali ci ha insegnato che prima oc­corre leggere la realtà nella quale si è chiamati ad operare, poi individuare le ri­sposte possibili, poi ancora le alleanze o le forze con le quali si possono realizzare le risposte ed in ultimo, nell'ambito della coalizione, proporre la leadership di go­verno.

Riccardo Misasi poneva sempre l'accen­to sulla necessita, dell’intelligere, quale ascolto e attenzione, come premessa es­senziale per un’efficace ed appropriata azione politica.

Ora si tenia di rovesciare sul piano on­tologico il processo politico: si individua prima la leadership e attorno ad essa si costruisce l'alleanza. Con tutte le forzature possibili non mi pare che questo sia il pro­cesso più razionale e più efficace, soprat­tutto in assenza di un bi-partitismo per­fetto.

Si tace infine sull'esigenza di cambia­mento e di rinnovamento che nasce dall'urlo di protesta del marzo 2018.

Qualcuno dei lealisti si illude che la ri­sposta a questa esigenza di cambiamento di uomini e di indirizzi politici possa esau­rirsi con la sostituzione della leadership attuale: mi pare questa una pia illusione.

Giuseppe Aloise