Il senso della vita

il Fondino del 04 Auglio 2013

Il senso della vita

La vita ce l’ha il senso, sempre.

E’ chi la vive che, ogni tanto, lo smarrisce, quando va bene temporaneamente.

I contrari ed i simili non sono luoghi comuni, sono verità intatte e spesso infette.

Le assonanze, discussioni andate a male; e le verità sono parole buttate fra gli sterpi per non farle facilmente ritrovare.

Si andava raccontando di tutto questo, mentre il sentiero si allargava e man mano che si procedeva, dietro di me qualcuno prendeva a calci un sassolino, che di rumore non  facendone, mi ricordava però ben distinto il sassolino sospinto dalla punta acuminata della scarpa di Don Abbondio.

Chissà, era un invito alla riflessione oppure un prender tempo in attesa che la concentrazione per quel luogo ameno che è la vita, avesse disegnato un piccolo volume di fumo, appena appena appariscente come segnale di intelligenza.

A cosa serva l’acuta introspezione di un anima inquieta, in pochi lo immaginano.

A cosa serva la incosciente esposizione di una tronfia personalità, tutti lo sanno.

Le parole ! che effetto che fanno se sapientemente messe !!. Per esempio, spuntando da Sartre: tutti i bambini hanno un genio, tranne …....(mettete voi il nome di persona, non avrete difficoltà !).

E se mettessimo al posto delle parole la musica?

Meglio se con le parole la musica; ha ragione chi ritiene che la vita sia un film senza la musica.

In solitudine esploravo, anni fa, l’Irlanda della fantasmagorica costa sudorientale, di colore smeraldo quando c’è il sole del mattino;  seguii le indicazioni di una guida turistica per rintracciare un  vecchio castello sul mare, diroccato, vestigia splendide della lotta degli Irlandesi contro inglesi e contro portoghesi, i quali ultimi, approfittavano del conflitto con l’Inghilterra e del tradimento e delle lotte intestine fra gli stessi baroni irlandesi.

Ero vicino ad una baia con le spiaggette dai riflessi d’oro. E dava rilievo al cielo terso ed azzurro d’Irlanda, il maniero diroccato.

Avrei voluto che ci fosse la musica, tanta era l’armonia delle forme e dei colori di quell’orizzonte neanche tanto lontano; potevo sentire perfino il frusciare delle vesti delle dame e il battere del fabbro a temperare una spada, il cicaleccio delle popolane, l’orgoglio delle guardie alabardate e i colloqui scarni e quasi bisbigliati dei potenti nel chiuso delle segrete del castello; lo vedevo diroccato, ma nel mio immaginario era fiorente e perfetto, costruito armonioso e minaccioso insieme.

Fu in quel momento che mi venne di filmarlo, contemporaneamente leggendo la sua storia e raccontandola succintamente al microfono della stessa cinepresa.

“e quindi si verificarono una serie di conflitti e tradimenti di tutti contro tutti, inglesi contro irlandesi naturalmente, di irlandesi contro gli alleati portoghesi e di questi ultimi contro baroni irlandesi fedeli alla causa della indipendenza del loro paese, ma ostili ai baroni irlandesi traditori della causa. C’erano tutti e c’era fra i grandi traditori anche Francesco …….”.

Ma chi era questo Francesco o Francisco ?  dal nome sembrava un portoghese: improbabile.

Dalla vicenda che raccontavo sembrava proprio un reprobo fra i reprobi, vile traditore che non si nascondeva, anzi faceva di tutto perché venisse notato come protagonista dell’intrigo senza fine.

Non poteva essere un inglese perché, pur avendone tutta la tracotanza e la sicumera,  non si capiva bene in quale contesto ordisse nella segreta.

Poteva essere irlandese, quello sì, dal nome importato e deformato, discendente di qualche prelato latino, avventuratosi in quelle terre al tempo della prima evangelizzazione.

Sta di fatto che il racconto, ripetuto leggendo l’appunto della guida turistica, lo dipingeva come un impunito traditore, intrigante maldicente e privo del benché minimo senso della discrezione, generato da una cultura di degenerazione tanto consolidata da poterlo evocare come simbolo del tradimento per tutto il tempo della lotta spietata e cruenta, fatta di atti terroristici e repressioni feroci, aggressioni dei potenti e disperazione dei popoli.

Ritornai in Italia ed una sera mostrai le mie riprese agli amici attenti al filmato.

Infine il parlato raccontò le vicende del castello ed ascoltarono la storia del tradimento; sobbalzarono allorchè l’audio riferiva il nome di quel “supposto” irlandese traditore fra i traditori. Sobbalzarono semplicemente perché non si aspettavano quel nome e soprattutto perché il Francesco o Francisco era fra di loro.

Egli ammutolito, ritenendo chissà che lo speaker nominasse davvero lui, disse: ma io non c’entro.

Va bene, non c’entri…..pero è quel che lo speaker sostiene.

La reazione fu di quelle per le quali un dubbio lo lasciava perché quella citazione veniva addirittura dall’Irlanda; qualcosa doveva esserci….. specialmente un senso di colpa, pur sapendo bene che di un irlandese non fosse discendente !    

 

Franco Petramala