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La Benemerita Capata (di Franco Petramala)

il Fondino del 19 Novembre 2017

 La Benemerita Capata
di Franco Petramala

Non stiamo a dire, ma quel colpo rotante d’arte marziale “de noantri” me lo sono sentito nelle orecchie e nel cervello; ne ho percepito il vento,  probabilmente come tutti voi, i rumore, il sordo rigonfiamento della cute e poi il cupo scricchiolio di ossa che stanno per rompersi, nessun dolore immediato forse soltanto sensazione di freddo del naso maciullato, colorato dal rossore dei capillari sfilacciati, cipolla rosso fuoco grondante di sangue interno, rubizzo nasone di ubriaco impenitente.

Non stiamo a dire del bastone brandito, della clava flessibile, dono dell’esercizio autorizzato dai lunghi allenamenti a tramortire e non far danni irreparabili, come al contrario la capata, ammirevole per precisione, frontale diritta all’obiettivo, colpo di grazia per l’esito prevedibile del tramortimento fatale, infradiciato a lungo nell’umido sapido di un genere ben conosciuto del “non sai chi sono io”: quello della capata..

Non stiamo a dire della violenza e di ciò che si nasconde nella coscienza muta di chi la pratica, della sofferenza totale universale che sempre sta dietro una violenza tanto violenta, esposta con la franchezza del “questo sono io”, senza attenuanti invocate o appena appena accennate, espresse bellamente e celebrate nella consapevole ripresa della telecamera, testimonianza senza veli né dubbi e soprattutto esempio di franchezza inequivoca, scena di ordinario oltraggio.

Non scandalosa perché causa di suono rintronante senza pudicizia e umiltà ma anche senza cattiveria soverchia, come nel caso di tortura.

Diverso il brivido raccapricciante nell’immaginare il gemito sordo disperato e crudele, rassegnato, delle torture a Regeni o a Uva o a ….

Non stiamo a  dire ma se non ci fosse stata la capata davanti a tutti, non tutti avremmo saputo del come si vive in quel posto.

Non c’è solamente quel posto, tuttaltro ! Ve ne sono moltissimi altri.

Anzi in ogni posto accanto a chi si nasconde v’è chi prepara la capata, la minaccia, la esplode e ne ricava motivo di diversità, spesso e volentieri finalizzata a nutrire i propri interessi ben evidenti a sé ed a chiunque per rintracciare identità creduta.

Nel medioevo bastava una semplice domanda, “vuoi tu lo tuo dio ?” per sentirti rispondere senza incertezza: “si si certo che lo volio”.

O nella pratica dell’egualitarismo sociale e politico, quello utopico o praticato, nessuno poteva pensare cosa diversa da quella ideologia.

O nelle ideologie della libertà, o nella ideologia della ricchezza, colonialistica o meno, opportunistica e dissacrante, le idee dominanti caratterizzavano il sentiero di ognuno.

V’erano devianze, certamente, come quelle di Socrate o quelle sordide dei predicatori invasati della evangelizzazione per forza dei nativi americani, ma devianze furono e devianze restano come quelle nazistiche fascistiche, negazioniste della umanità.

O l’uno o l’atro, così si dice, ma cosa succede quando si riconosce che vi è l’uno e l’altro?

Altro che società liquida, sarà un allagamento senza fine che pervaderà tutto; accanto al probo, sebbene nascosto, coabiterà il disonesto, infingardo e subdolo, E nemmeno protetto dalle istituzioni, da un ordinamento ormai disgregato; solamente il lavorio del bruco-verme kafkiano a succhiare linfa senza che il corpo apparentemente ne risenta.

Non ci accorgiamo quasi di nulla, nella nebbia il futuro, nella nebbia il dover subire quotidianamente dai singoli e dal collettivo con il quale conviviamo, generalmente collusi ed omertosi; si rimane stupiti che solamente “dopo” si scoprano scandalose violente e comportamenti distratti dalle persone “normali”.

Ah… se non ci fosse stata la capata ! per molti non vi sarebbe stata rivelazione !