BAMBINI E RAGAZZI DIVERSAMENTE ABILI AL TEMPO DEL COVID - 19 di Giuseppina Cundari

BAMBINI E RAGAZZI DIVERSAMENTE ABILI AL TEMPO DEL COVID - 19

di Giuseppina Cundari*

L’emergenza sanitaria e sociale legata alla Pandemia da Covid-19, sta facendo emergere scenari inusuali nella quotidianità, che sottopongono a prove fisiche e psichiche chiunque fra noi, tanto più i bambini, i ragazzi e gli adulti che, da sempre, affrontano problematiche organiche, emotive e comportamentali legate al loro essere diversamente dotati.

Teniamo ben presente che tutti siamo vulnerabili in occasione di status come quello attuale il quale, pur vissuto come condizione collettiva, anzi pandemica, investe gli stati più profondi e apparentemente sopiti dell’Io.

In tale drammatica situazione è fondamentale garantire vicinanza morale ed assistenza materiale ai minori ed agli adulti con diverse abilità.

Agli inizi del lockdown, la nuova quotidianità era vissuta alla stregua di una seccatura per molti, come maniera di rilassarsi per altri, che hanno potuto accedere allo smart working, cioè al lavoro dal proprio domicilio e, come inaspettata vacanza, per bambini e ragazzi che non si sono più recati a scuola. Già dopo i primi giorni, però, ci si è resi consapevoli che, lo stare confinati nelle proprie abitazioni mentre fuori, si apprendeva dai ‘social media’ imperversava una ‘guerra’, non era propriamente una vacanza. Per i malati cronici più in generale e per i minori diversamente dotati, la ‘cattività’ legata al Sars-Cov-2 è una ‘bestia’, i cui morsi, se non accuratamente evitati, nuocciono notevolmente e/o lasciano ferite irreversibili. Ecco perché sarebbe risultato indispensabile, da subito, spiegare, a mò di gioco ai più piccini (che poi sono quelli maggiormente adattabili), l’uso di mascherine adatte, di guanti e, aspetto ancor più insolito, il ‘distanziamento sociale’. Distanziamento che, più che sociale nel vero senso del termine, rappresenta un distanziamento fisico; a tal proposito, è dovuto il plauso alle migliaia di addetti al Terzo settore, cioè collaboratori e volontari di Fondazioni, Associazioni, Cooperative sociali, impegnati fattivamente nel creare collante umano ed economico nelle fasce di popolazione più svantaggiate. Non da sottovalutare i ‘social’ che, mai come in questo momento storico, hanno abbattuto le distanze, favorendo forme di inclusione per i più fragili. Dacchè ci si è resi conto della pericolosità del Covid-19 si sono sperimentate risorse per limitare la fisica vicinanza tra persone, onde ridurre la trasmissione virale, e potenziare le relazioni attraverso i canali informatici.

La reazione ha mostrato di essere positiva ed i rapporti intersoggettivi si stanno garantendo, anche se permane la nostalgia della dimensione fisica dell’incontro. Tornando, nello specifico, all’argomento da trattare, sono da sottolineare le impennate di ansia e di paura che, ineluttabilmente, investono genitori e caregiver dei nostri bambini. Nonostante una buona resilienza da parte delle famiglie con figli diversamente abili, gli sbalzi umorali e l’angoscia degli adulti si ripercuotono sui più piccoli e, personalmente noto come, spesso, sono i minori ad  insegnare ai propri genitori come e dove “trovare la strada giusta”, parafrasando Maria Montessori, la prima Donna Medico e Neuropsichiatra infantile Italiana che in un suo scritto affermò:- << Si è sempre pensato che è l’Umanità che deve aiutare i bambini, ritenuti più deboli ma è l’Umanità che dovrà ricorrere ai bambini per farsi aiutare a trovare le giuste strade >>-.

Condivido questa affermazione e, d’altra parte, uno degli aspetti clinici più controversi del Sars-Cov-2, è quello di riuscire ad uccidere adulti ed anziani ma a contagiare poco ed in forma lieve i bambini.

Focalizziamo ancor di più l’attenzione sui punti cardine da seguire con i nostri bambini e ragazzi diversamente dotati in tale periodo, partendo dalla didattica a distanza che, inizialmente ha costituito un problema in molti nuclei familiari, sprovvisti dei sussidi informatici adeguati e/o delle competenze per utilizzarli, ma che, da quanto io stessa sto rilevando nell’ultimo periodo, sta producendo buoni risultati, proponendosi con sempre maggiore accuratezza agli allievi diversamente abili. Il rapporto docente-discente appare ben collaudato nella più parte dei casi ed avviene attraverso video conference sia individuali che gruppali. Per quanto concerne le terapie e le attività che bambini, ragazzi ed adulti diversamente abili svolgevano, Canto, Ballo, Musicoterapia, si possono egualmente seguire in videochiamata whatsapp o skype. Vale lo stesso per Logopedia e Neuropsicomotricità, quest’ultima da limitare, a mio giudizio, alla motricità fine, cioè colorare, ritagliare, incollare, cercando di dilatare il tempo delle videochat, nel senso che i canonici 30’ minuti delle sedute de visu non sarebbero sufficienti in videochiamata, tenendo presenti i deficits neuropsicologici, l’iperattività, i disturbi motori da cui sono affetti numerosi pazienti. Per la FKT, personalmente, sconsiglierei  le videochat, poiché esercizi svolti erroneamente causerebbero danni più che benefici al bambino. Certo, io so di medici e/o terapisti che, per personali esperienze di vita, oltre che per ottime qualità professionali, potrebbero anche in videochiamata, fare praticare ai loro pazienti Fisiokinesiterapia ma sono rarità e, comunque, i bambini andrebbero seguiti molto attentamente durante le sedute in chat dai caregiver.

Cosa ben diversa sono i Colloqui psicologici, il Counseling per le coppie genitoriali, la Psicoterapia, pratiche attuabili tranquillamente in videochiamata, pur mancando anche in tal caso, il  fondamentale rapporto de visu.

Ai genitori, ai caregiver, consiglio due ultime cose: cercate di convincere i vostri figli a confidare a voi, alla Neuropsichiatra infantile, alla Psicologa, alla Terapista o alla Docente Specializzata, i propri dubbi inerenti il Coronavirus e cioè il non poter uscire da casa, il non poter incontrare gli amici, il non frequentare da tanti mesi la scuola. E poi, dovreste abituarli all’uso della mascherina, aspetto che comprendo essere notevolmente difficoltoso ma che risulterà essenziale nei prossimi mesi. Termino con il dire che, se ciò che ad un primo sguardo può sembrare un tunnel di cui non si intravede la luce in fondo, ricordiamoci TUTTI che anche i tunnel hanno un inizio e una fine!!!

 *Dott. Giuseppina Cundari,  Specialista in Neuropsichiatria infantile