Scilla, Cariddi e il Ponte

di Franco Petramala
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di Franco Petramala

Scilla è un terribile mostro marino con dodici zampe e sei lunghissimi colli, Cariddi un gigantesco gorgo che gira senza sosta inghiottendo ogni cosa gli si avvicini rigurgitandola in superfice. Era questo l’orripilante scenario dell’Ulisse di Omero. Ineludibile difficoltà alla navigazione di chi avesse tentato di affrontare “lo Stretto che, chiuso tra due sponde, procura tanti naufragi e segna il confine fra le terre d’Ausonia e di Sicilia” come scrive Ovidio.

Dunque la pensata più ovvia: lo scavalco di un Ponte sospeso sullo Stretto. Pare però che il dio Vento voglia spesso dire la sua. Se ne potrebbe correre il rischio.

Le forze sismiche hanno vicina la riserva energetica dell’Etna e potrebbero rivendicarne la potenza. E se la instabilità delle falde tettoniche tornassero potenti avendo raso al suolo Reggio e Messina da non molto tempo?

Incombe spesso la politica di Dionigi di Siracusa, realizzatore di grandi opere pubbliche costose e non sempre utilissime ma buone per presentarsi al popolo.

Il Ponte sarebbe utile al trasporto di merci dalla Sicilia e per l’isola, tuttavia con il solo risparmio di una manciata di minuti rispetto ad oggi, poiché nessun mezzo potrebbe filare diritto dalla uscita autostradale e senza contingentamento di sicurezza. Riflettendo siamo nell’epoca dello sviluppo del traffico aereo, di ben diverso ponte.

Forse sarebbe utile al traffico di mezzi militari. Ma è argomento molto recente che non si conosceva prima che venissero di moda le esigenze del Genio Militare. Insomma il corridoio 1 (Berlino-Palermo) non poteva che essere escogitato dalla Mittle Europa della tecnica e del capitale, di recente storia rispetto a quella umana che ha dominato la scena del grande pensiero da tre millenni.  

Insomma, come si dice, alla prossima scossa tellurica seria ,,,,,, e facciamo corna! !

Franco Petramala

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