Un Neo Comunismo di necessità?

di Franco Petramala
1 Min Read 0 192

“Dicono ancora che la povertà grande fa gli uomini vili, astuti, ladri, insidiosi, fuorasciti, bugiardi, testimoni falsi; e le ricchezze insolenti, superbi, ignoranti, traditori, disamorati, presumitori di quel che non sanno. Però la communità tutti li fa ricchi e poveri: ricchi, ch’ogni cosa hanno e possedono; poveri, perché non s’attaccano a servire alle cose, ma ogni cosa serve a loro”.(dalla Citta del Sole di Tommaso Campanella).

Il comunismo è la ideologia che predispone l’immaginario collettivo verso il soddisfacimento dei bisogni primari. Odiernamente è in evidenza il soccorso alla popolazione in crisi, in crisi l’economia, in crisi lo “star il meglio possibile” riferito ai servizi sanitari ed alle condizioni ambientali.

La Democrazia sembra non fascinare oltre, come se il “troppo pieno” impedisse di ricevere, anzi non contenesse più. Gli Stati necessariamente sostengono economicamente i più con sussidi. Mentre i Ricchi si fanno sempre più ricchi gli Stati divengono sempre più poveri. Così è per il sostegno alle arti liberali ed ai mestieri in crisi, alla disoccupazione persistente ed agli occupati anche essi impoveriti. Lievita il disagio economico e stenta a misurarsi il disagio esistenziale per una prospettiva di un progetto sociale e di un impegno per perseguirlo.

L’impoverimento è come se spingesse verso una forma di “comunismo assistenziale” dovendosi redistribuire le risorse prodotte dagli stessi poveri, mentre i ricchi si beano di una loro economia curtense ed esclusiva, armando un loro potere che chiamano democratico ma che è illiberale checchè se ne dica, essendo state disarcionate le dottrine sociali cristiane e socialiste. Una economia fondata sulla manifattura e sulla agricoltura redditizia sta divenendo asfittica, mentre la Terra è in disarmo ecologico, mentre si fanno sempre più numerose le minacce delle pandemie e la pratica della sopraffazione prevale nelle piccole comunità come nelle maggiori, avendo a disposizione le “istruzioni per l’uso”, pur vetuste, di far le guerre finanche con l’impiego degli strumenti della innovazione tecnologica.

Viene da pensare che il disegno sia premeditato. Naturalmente se così fosse, sarebbe mostruoso e richiederebbe una reazione titanica per non subire il fascino perverso della rassegnazione nel clima della disfatta collettiva.   

Franco Petramala

Lascia un commento