Emigrazione e i vasi comunicanti

di Franco Petramala
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Diceva “giudiziosamente” la Meloni, citata da Francesco Billari, Rettore della Bocconi e di origini calabresi: se non lavoriamo seriamente e tutti insieme sul contrasto delle partenze “illegali”, i numeri di questo fenomeno travolgeranno prima gli Stati di frontiera, ma poi tutti gli altri. (Corsera del 15 agosto 2026).

Da comprensibili osservazioni demografiche si sostiene che il fenomeno migratorio da sempre somiglia un poco ai vasi comunicanti: il fluido si sposta da una parte a seconda dello spazio che c’è dall’altra parte. Se c’è disoccupazione in un territorio e mancanza di forza lavoro in un altro fornito di capacità di impresa produttiva, il sistema tende all’equilibrio proprio secondo il principio dei vasi comunicanti. Semplice vero?

Ma quale africano o sudamericano o asiatico affronterebbe rischi e dolori pur di raggiungere l’Europa o gli Usa se nel suo paese avesse un lavoro poco poco redditizio? Lo fa perché gli stenti risultano insopportabili. Eppure Governi di Paesi che avrebbero bisogno di lavoratori e di una maggior numero di cittadini, vorrebbero impedire quell’interscambio di opportunità. E perché?  

Perché bollare “illegali” gli spostamenti “naturali” di lavoratori disoccupati verso le aree produttive del globo, senza permessi e tuttavia pur nell’interesse dei Paesi “ricchi”? diventa facile messaggio politico fondato sulla paura, strumento di comodo dominio? Ciò è frutto di assenza di pensiero politico che affligge sia la destra che la sinistra, nulla essa proponendo con chiarezza. In fondo dire no ad eventi pur utili ma che creano qualche paura, costituisce una politica facile dacchè il nullismo domina il pensiero politico.

Non sarebbe un utile esercizio politico pensare a come creare un meccanismo di inserimento proprio di emigranti economici nel tessuto civile dell’Europa acquisendo, fra l’altro, nuovi cittadini ed impedendo i danni del dannoso calo demografico  alle economie europee ed occidentali?

Franco Petramala

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