La recente nomina di un “pacificatore” esterno per rimuovere i contrasti all’interno del PD cosentino suggerisce qualche richiamo ai conflitti (Stasis) che spesso caratterizzavano le lotte di potere all’interno delle poleis greche.
Aristotele nella “Politica” documenta il conflitto scoppiato nella Polis di Mitilene all’interno di una fazione di Oligarchi per la gestione del Potere. A Mitilene quando crollò l’egemonia del Clan dei Pentilidi si aprì un vuoto di potere che scatenò una feroce contrapposizione non già tra sostenitori di opposte linee politico-gestionali ma tra fazioni di oligarchi interessati solo a sostituirsi ai vecchi governanti. Per uscire da questa sanguinosa e lacerante situazione si fece ricorso ad un arbitro/pacificatore (diallaktes) che portò alla nomina di Pittaco che di fatto divenne un tiranno elettivo.
Nel PD Cosentino nonostante le perduranti e ricorrenti sconfitte elettorali che hanno ridotto la consistenza del partito all’interno di una forchetta tra l’11 ed 12 % , non si è mai registrato un dibattito sulla caduta dei consensi e sulle cause della rottura sentimentale con l’elettorato tradizionale.
Il conflitto interno – la nostra “stasis” – non è originata da contrapposizioni su linee politiche: non ci sono da una parte riformisti e dall’altra radicali; non ci sono da una parte i sostenitori dell’invio elle armi all’Ucraina e dall’altra i sostenitori del disarmo unilaterale e si potrebbe continuare. Il conflitto riguarda solo l’occupazione del potere nel partito in vista delle prossime scadenze elettorali e questo conflitto diventa sempre più lacerante perché i margini del consenso si stanno terribilmente restringendo.
Sulla procedura di nomina del pacificatore a Cosenza si registra una variante rispetto alle poleis greche. Con l’avvento dell’egemonia macedone e nell’età ellenistica, l’autonomia delle poleis viene subordinata alle decisioni dei sovrani.
Il PD di Cosenza non gode di autonomia né le fazioni interne sono in grado di scegliere un pacificatore accettato da tutti sicché il Sovrano che risiede a Roma si avvale dei suoi poteri e nomina un Commissario esterno imposto dall’alto.
Il Commissario indicato dal Partito per reggere la federazione provinciale è sicuramente persona rispettabilissima – fra l’altro conosce bene la nostra realtà per passate esperienze professionali – ed è chiamato a conseguire, in queste condizioni, obiettivi quasi impossibili.