La Vergogna e la Colpa

di Giuseppe Aloise
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La Vergogna e la Colpa

di Giuseppe Aloise

Franco Petramala, pochi giorni addietro, ha riproposto il tema della “Vergogna”, attraverso un articolato e sobrio ragionamento pervenendo alla conclusione che il “Vergognarsi” più che un sentimento morale” è da considerare una Legge Civile!”

Le conclusioni cui egli perviene mi richiamano il mito raccontato da Protagora nel Dialogo di Platone. Cosa ci racconta il mito?  Un tempo esistevano solo gli dei ma non le specie mortali. Quando giunse il tempo stabilito dal destino per la loro nascita Zeus affidò a due fratelli Epimeteo e Prometeo il compito di distribuire tutte le qualità agli esseri viventi. Prometeo in particolare rimedia alle insufficienze del fratello rubando agli dei il fuoco e la tecnica per donarli agli uomini. Con queste doti gli uomini imparano a parlare a coltivare la terra e a fare tante altre cose ma non sanno vivere in comunità perché mancano dell’arte della politica. Non sapendo vivere in comunità finiscono per farsi ingiustizia tra di loro rischiando la totale estinzione. Per rimediare Zeus invia il suo messaggero Ermes per portare agli uomini due doni divini: la Vergogna e la Giustizia.

La Vergogna (aidos) è il freno che impedisce di compiere azioni illecite perchè si teme il giudizio degli altri e della propria coscienza. La Giustizia (dike) è il principio che regola i rapporti umani e risolve i conflitti.

Mentre Zeus regala le abilità tecniche in modo selettivo (non tutti sono medici o meccanici), la Vergogna e la Giustizia vengono attribuite a tutti gli uomini.

Sulla Vergogna un’illustre grecista, Eva Cantarella, ci offre un’interessante riflessione. Durante la seconda guerra mondiale gli americani che si apprestavano ad invader il Giappone incaricarono un gruppo di esperti per studiare la Civiltà Giapponese. Ne venne fuori un saggio ad opera dell’Antropologa Ruth Benedict che evidenziò il modello caratteristico della società giapponese ispirato alla “Civiltà della Vergogna”, prevalente rispetto alla “Civiltà della Colpa”.

Secondo Eva Cantarella la Cultura della “Vergogna” non si basa su divieti e leggi scritte ma su modelli comportamentali. Se non c’è il rispetto delle regole scatta il biasimo sociale: chi viola la Legge Civile sperimenta la vergogna e la perdita dell’onore.

La Cultura della Colpa si fonda invece su divieti, norme e precetti. Il trasgressore avverte il senso di colpa e dovrebbe temere la sanzione per l’illecito commesso.

I recenti provvedimenti in materia di sicurezza pubblica si fondano sulla Colpa e sulla Pena, ma è evidente il rischio di una scarsa incidenza nei comportamenti che si vogliono censurare e punire. Bisognerebbe risvegliare di più la cultura della Vergogna per evitare la diffusione di comportamenti distorsivi degli equilibri che reggono la Polis.

Franco Petramala

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